Mithology & Retelling

Esplora divinità, eroi e leggende senza tempo. Le nostre recensioni ti guidano tra racconti classici e nuove interpretazioni, per scoprire storie che emozionano, sorprendono e fanno vivere la magia dei miti.

La Canzone di Achille, Madeline Miller

Nell’antica Grecia, l’amore non aveva il significato semplice e rassicurante che spesso gli attribuiamo oggi. Non era qualcosa che bastava a sé stesso, non era una scelta libera, né un sentimento che potesse davvero sottrarsi alle aspettative del mondo. Gli uomini venivano cresciuti per la guerra, per l’onore, per il potere, per lasciare un nome che sopravvivesse alla morte. L’amore esisteva, certo, ma raramente era considerato più importante della gloria. Eppure, proprio in un’epoca costruita sul sangue, sulle conquiste e sul desiderio disperato di essere ricordati, nascevano legami così profondi da sfidare persino il destino. Legami che non avevano bisogno di essere urlati per essere assoluti, che sopravvivevano nelle poesie, nei miti, nei frammenti tramandati nei secoli.Anche l’omosessualità non era invisibile. Esisteva nella letteratura, nell’arte, eppure veniva osservato attraverso regole, equilibri e convenzioni molto diverse da quelle moderne. Era qualcosa di conosciuto, presente, ma mai davvero libero dal giudizio della società, dal peso del ruolo maschile e dall’ossessione per l’eredità, la forza e la gloria. Ed è forse proprio per questo che, col passare dei secoli, molti di quei legami sono stati lentamente svuotati del loro significato più intimo.Un amore che, molto spesso, il tempo ha cercato di ridimensionare, censurare, trasformare in semplice amicizia per renderlo più “accettabile” agli occhi delle epoche successive. Perché la verità è che la storia ha sempre avuto paura dell’amore quando questo sfugge alle definizioni che gli vengono imposte.E così Achille e Patroclo, per anni, sono stati raccontati come compagni inseparabili, fratelli d’anima, amici così legati da sembrare una cosa sola, quasi come se chiamare il loro rapporto con il suo vero nome potesse togliere qualcosa alla grandezza del mito.Madeline Miller fa esattamente il contrario.Perché non riscrive semplicemente il mito della guerra di Troia. Fa qualcosa di molto più intimo e doloroso: prende una delle storie più conosciute della mitologia greca e la spoglia dell’epica tradizionale per riportarla alla sua parte più umana e fragile.

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Percy Jackson "Eroi dell'Olimpo", Rick Riordan

Mettiamola così: se sei un mezzosangue e qualcuno ti parla di una nuova profezia, hai due opzioni.La prima è ascoltare con attenzione, fare un bel respiro e prepararti a un’impresa suicida.La seconda è scappare molto lontano e fingere di non aver sentito nulla.Indovinate quale opzione scelgono sempre.E infatti eccoci qui, con una nuova profezia che, come tutte le profezie che si rispettino, è vaga, minacciosa e ha quell’aria da “vi rovinerà la vita nei prossimi mesi”:Sette mezzosangue alla chiamata risponderanno.
Fuoco o tempesta il mondo cader faranno.
Con l’ultimo fiato un giuramento si dovrà mantenere,
e alle Porte della Morte, i nemici armati si dovran temere.Se vi sembra leggermente drammatica… sì, è perfettamente in linea con gli standard.Dopo gli eventi di Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo, uno potrebbe pensare che il mondo mitologico si sia dato una regolata, che gli dei abbiano imparato qualcosa, che le promesse fatte — soprattutto quelle giurate sullo Stige — vengano mantenute.Certo.E magari i ciclopi aprono anche una catena di ristoranti vegani.In realtà, quello che succede è molto più semplice: le conseguenze arrivano, tutte insieme, e sono anche di cattivo umore. Perché il vero problema non è solo che il mondo rischia di finire — di nuovo.È che questa volta non c’è un unico eroe a sistemare tutto.Ce ne sono sette.Che non si conoscono davvero.Che non si fidano completamente.E che, dettaglio non trascurabile, provengono da due versioni dello stesso mondo che si evitano da secoli.Ottima base per una collaborazione. Davvero.

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Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo, Rick Riordan

Che voi siate mezzosangue o semplici e comuni mortali, c’è una cosa che probabilmente non vi hanno mai detto: il mondo mitologico non è scomparso. Non è rimasto solo nei libri di storia o in racconti che servono a spiegare le strane vicissitudini che gli umani non capivano. Gli dèi non sono spariti, hanno solo smesso di farsi notare. Hanno cambiato faccia, città, e abitudini. Si sono adattati. E indovinate un po’? Anche i mostri, le profezie e le guerre che non sembrano mai avere una vera conclusione, si sono adattati con loro.Quindi, se sei qui perché hai la sensazione che qualcosa nella tua vita non quadri, o magari ti senti un po' fuori posto e vedi il mondo in modo diverso rispetto agli altri, allora prenditi un attimo per riflettere. Perché il problema è che non c'è un momento preciso in cui qualcuno ti fa capire cosa sta succedendo, non c'è una guida che renda le cose più semplici. C'è solo un punto in cui la realtà smette di avere senso come l'hai sempre conosciuta — e da lì in poi, puoi solo decidere se accettarla o continuare a far finta di niente.È da questo squilibrio che prende vita Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo. Qui, il mito non è un’eco lontana, ma una presenza costante, che si intreccia con la quotidianità, rendendola instabile. In questo mondo, essere figli degli Dei non implica semplicemente essere speciali; significa essere esposti, vulnerabili e sempre un passo più vicini al pericolo. Per cui sperate di non essere un mezzosangue perché, come ci tiene a ricordarci Percy, essere mezzosangue è pericoloso, è terrificante e, nella maggior parte dei casi, si finisce ammazzati in modi orribili e dolorosi.Io vi ho avvertiti!

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