Percy Jackson "Eroi dell'Olimpo", Rick Riordan
Mettiamola così: se sei un mezzosangue e qualcuno ti parla di una nuova profezia, hai due opzioni.La prima è ascoltare con attenzione, fare un bel respiro e prepararti a un’impresa suicida.La seconda è scappare molto lontano e fingere di non aver sentito nulla.Indovinate quale opzione scelgono sempre.E infatti eccoci qui, con una nuova profezia che, come tutte le profezie che si rispettino, è vaga, minacciosa e ha quell’aria da “vi rovinerà la vita nei prossimi mesi”:Sette mezzosangue alla chiamata risponderanno. Fuoco o tempesta il mondo cader faranno. Con l’ultimo fiato un giuramento si dovrà mantenere, e alle Porte della Morte, i nemici armati si dovran temere.Se vi sembra leggermente drammatica… sì, è perfettamente in linea con gli standard.Dopo gli eventi di Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo, uno potrebbe pensare che il mondo mitologico si sia dato una regolata, che gli dei abbiano imparato qualcosa, che le promesse fatte — soprattutto quelle giurate sullo Stige — vengano mantenute.Certo.E magari i ciclopi aprono anche una catena di ristoranti vegani.In realtà, quello che succede è molto più semplice: le conseguenze arrivano, tutte insieme, e sono anche di cattivo umore. Perché il vero problema non è solo che il mondo rischia di finire — di nuovo.È che questa volta non c’è un unico eroe a sistemare tutto.Ce ne sono sette.Che non si conoscono davvero.Che non si fidano completamente.E che, dettaglio non trascurabile, provengono da due versioni dello stesso mondo che si evitano da secoli.Ottima base per una collaborazione. Davvero.
