Quanto può resistere un amore che è nato nel dolore e ha imparato a vivere nella lotta?
Attenzione! Il contenuto di questa trilogia non è adatto ai deboli di cuore.
Leggete a vostro rischio e pericolo.
Rebuilding The Heart è una storia che scuote, che morde, che ferisce. Si tratta di un dark fantasy romance distopico MM, che promette di traumatizzare e devastare i nostri cuori.
L’autrice, Ella Norine, ci porta all’interno di un mondo popolato da mostri privi di empatia, dove però quella singola scintilla di bontà rimasta riesce ad insinuarsi tra le impercettibili crepe che si possono trovare anche sulle corazze più dure.
Vengono trattati temi delicati e disturbanti che potrebbero turbare i lettori più sensibili, quindi vi consiglio di leggere attentamente i trigger warning per una lettura consapevole.
A questo punto, la domanda è lecita: si può mai essere pronti psicologicamente, intendo pronti davvero, ad affrontare questo viaggio targato Ella Norine e Pleasure Edizioni? Ora che è passato un po' da quando ho girato l'ultima pagina dell'atto conclusivo della trilogia posso dire che, per quanto proviamo a convincerci del contrario, la risposta è una sola: no! Mi avevano avvertita che Atto I non fosse altro che un piccolo assaggio del devasto emotivo e della distruzione che mi aspettava nei successivi, ma quando è arrivato il momento ho capito che niente avrebbe potuto prepararmi a ciò che la mente della sadica Ella ha sputato fuori nella maniera più cruda e spietata possibile.
Rebuilding The Heart non è per tutti. Può nuocere gravemente alla salute psicofisica del lettore, traumatizzare, causare dipendenza e allucinazioni (si scherza, ma non troppo) ed è in grado di provocare sentimenti talmente contrastanti da lasciarvi storditi e, soprattutto, di farvi dubitare di tutto: della vostra morale, di voi stessi, di quello in cui credete.
Mette a dura prova, sì, perché nel mondo descritto non c'è niente di giusto, niente di dolce. A dominare è la violenza, la legge del più forte. C'è chi sbrana e chi viene sbranato. E chi sbrana, non ci va giù leggero.
Però, per quanto quest'opera sia intrisa di una violenza che non si può e non si deve giustificare, glorificare o romanticizzare - cosa che, sottolineo, l'autrice non fa mai - tra le sue righe macchiate di sangue e lacrime nasconde un messaggio molto importante, che si raccoglie a piccole dosi lungo tutto il cammino e che arriva alla sua massima espressione solo alla fine.
Infatti, c'è un filo molto sottile ma resistente che attraversa tutta la storia - dal primo al terzo atto - e che mostra come la gentilezza e l'amore possano essere la scintilla che serve per mettere in moto un cambiamento e scuotere anche gli animi più disumani, come anche per loro sia possibile scoprire cosa significhi provare sentimenti e capire che c'è molto altro, qualcosa di bello, oltre la crudeltà a cui sono abituati e che si può e si deve lottare insieme per cambiare il mondo e renderlo un posto migliore.
Chi sarà così coraggioso da arrivare fino alla fine per scoprirlo?
La scrittura di Ella è travolgente e sconvolgente, cruda e diretta, senza inutili fronzoli o edulcorazioni: scrive e descrive ciò che accade, raccontandoci la realtà in cui vivono i protagonisti, le loro azioni molto spesso difficili da digerire e non ci chiede di beatificare atteggiamenti che di santo non hanno nulla, ma di assistere alla totale distruzione di ogni principio morale, all'assoluta mancanza di empatia e umanità. Anche se c'è un flebile raggio di sole, di speranza che inizia ad insinuarsi in quelle crepe che i personaggi non sanno di avere sulle loro corazze.
I personaggi sono tanti e sono tridimensionali, concreti, ognuno di essi ha caratteristiche specifiche - non soltanto quelle fisiche dipese dalle afflizioni - che li rendono diversi e riconoscibili, particolari e affascinanti, difficili da dimenticare. Tutti hanno un ruolo nella storia, niente e nessuno è abbandonato al caso o messo come un soprammobile nello sfondo. Sono estremamente eterogenei e sfaccettati e questo è ciò che li rende così interessanti. Con loro, non ci si annoia mai, soprattutto nel tentativo di riuscire a ricordare e ricollegare i nomi dei personaggi - che aumentano di libro in libro - ai rispettivi soprannomi! Ma ci si abitua anche a quello e, anzi, mi è piaciuta l'idea dell'autrice di dare a ciascun personaggio un soprannome che lo identifichi.
Il worldbuilding è ricco e complesso, ma ben strutturato e interessante. Ci troviamo infatti nella Città Nuova, Astoria, dove un virus ha decimato la popolazione e lasciato i superstiti a convivere con diverse tipologie e gradi di afflizione. I Distretti sono dieci e si differenziano per livello di afflizione, ricchezza, controllo, privilegi e funzioni. Civiltà e giustizia non esistono, a dominare sono la violenza e la legge del più forte.
Lo spicy è realistico e intenso. Non parliamo di sesso alla vaniglia. Si tratta di scene forti, che colpiscono e che restano addosso. Non è facile accettare i modi e la violenza del Despota, ma è esattamente ciò che ci si aspetta in un contesto del genere e da un personaggio come lui.
Posso affermare con convinzione che Ella Norine, con questa trilogia, ha soddisfatto tutte quelle aspettative alimentate dal modo in cui presentava la storia e i personaggi sul suo profilo Instagram (@ellanorine.autrice), non mi ha mai annoiata e, anzi, ha saputo mantenere sempre alti il mio interesse e la mia attenzione, sorprendendomi con colpi di scena che hanno messo in dubbio quelle che ritenevo certezze incrollabili e mi ha fatto disperare fino alla fine (il mio lato masochista è stato decisamente appagato dalla malvagità di questa donna).
Atto I è, com'è giusto che sia, un libro che ci introduce a questo mondo a noi sconosciuto, spiegandocene ogni sfaccettatura e mostrandoci come funzionano le cose. I Distretti che fanno da sfondo a questa prima parte della storia sono due: il Grigio - quello più ai margini, se escludiamo il Nero - dove sono relegate le persone con le afflizioni peggiori e che hanno una bassa probabilità di sopravvivere a lungo ed è proprio da qui che Felix e i suoi amici avviano una rivoluzione pacifica, denunciando i soprusi subiti ai margini della società attraverso una canzone che diffondono illegalmente nella speranza che possa arrivare ai piani alti e scuotere gli animi dei potenti del Distretto Oro; il Rosso, dove Felix vivrà, dopo esser stato messo davanti a due possibilità, che lo portano a scegliere l'unica strada percorribile: sacrificare se stesso per salvare gli altri.
Ecco, Felix è il cuore pulsante di questa trilogia, il Gatto ribelle, ma puro e luminoso, quello che brilla di luce propria anche quando è spezzato e in lacrime. Quello che resta gentile e amorevole anche quando tutti intorno a lui lo feriscono. Lui è luce, dove tutto il resto è oscurità e con la sua forza interiore e la volontà di rimanere sempre se stesso, riesce ad avviare un processo di cambiamento che coinvolge gli altri personaggi, anche se ovviamente qui si tratta solo di una flebile scintilla che si prepara a esplodere negli atti successivi.
In più di un'occasione avrei voluto prenderlo a schiaffi per dargli una svegliata, perché vede sempre il buono anche dove non ce n'è e ha uno spirito di autoconservazione sotto lo zero. Qualcuno potrebbe definirlo stupido, perché non fa altro che mettersi nei guai, peggiorando situazioni che già non sono per lui una passeggiata di salute. Io, invece, ho sempre pensato che sia molto coraggioso. In fondo, in un mondo così, per un personaggio che come lui non fa altro che subire, sarebbe molto più facile cedere alla violenza e alla malvagità e farsi avvelenare da esse, ma ci vuole molto coraggio per restare puri e fedeli ai propri ideali di pace, gentilezza e amore.
Le parole chiave per descrivere Atto II sono tre: sofferenza, dolore, lacrime. Non aspettatevi niente di diverso. Ho già parlato di quest'opera sul mio profilo Instagram (@l0ve4books), in tre recensioni, e non ho mai nascosto che Felix è il mio prediletto dal giorno zero. Ho perso il conto delle volte in cui l'ho insultato perché volevo che tirasse fuori un po' di istinto di autoconservazione, ma l'ho amato. E la sua sofferenza è stata dura da digerire. Le sue lacrime sono state le mie lacrime. Il suo dolore, il mio.
Mi ha lacerato il cuore vederlo in determinate condizioni - e in ben più di una situazione.
A volte credevo di non poter reggere, pensavo che fosse troppo, ma ogni lacrima, ogni momento di agonia a cui Ella mi ha sottoposta, vale la pena.
In questo volume vediamo Felix crollare sotto il peso dell'eccessivo dolore che lo annienta e i valori in cui ha sempre creduto, che lo hanno animato e distinto da ogni altro personaggio, iniziano a vacillare, a lasciare spazio a qualcosa di più oscuro che vuole prendere il sopravvento.
E così scopriamo che l’ingiustizia, la sofferenza e la violenza riescono a macchiare di oscurità anche l’anima più pura e luminosa. Perché a un certo punto si dice “basta” ai soprusi, agli abusi. E si finisce per reagire, per i motivi giusti, nel modo sbagliato.
Felix è un cuore che sembra fragile e che forse per certi versi lo è davvero, ma che riesce a sopportare, a resistere, a sopravvivere alle situazioni più brutali. Anche se è ferito, sfinito, spezzato.
E anche quando si lascia andare alla violenza – non che io la giustifichi – è sempre per proteggere o salvare qualcuno. Come dicevo prima, non è il modo più giusto, ma in un mondo del genere, dove a vincere è sempre la violenza, dove o divori o vieni divorato, si può davvero biasimare qualcuno per essere arrivato al punto di cedere a quel lato un po’ più oscuro? Il fine può giustificare i mezzi?
E Griff. Pensi di odiarlo – a tratti – perché è un personaggio complesso, un dispotico e violento signore della guerra. Non è facile tollerare molte delle cose che fa a Felix, ma poi ci sono quei momenti, quei piccoli gesti che ti fanno sclerare perché pensi “cazzo, ma allora ci tiene”. E in questo secondo atto in maniera particolare, ce ne sono stati diversi. Alcuni più importanti di altri, che mi fanno urlare ancora anche solo ripensandoci. Diciamo che c’è stato un perfetto equilibrio tra i momenti in cui avrei voluto prenderlo a pugni e quelli in cui mi ha fatto sclerare di brutto.
Poi c’è Eric, Faccia da Teschio. Lui era uno dei miei protetti, ma in questo secondo volume è stato uno dei personaggi che ho più odiato. Completamente corrotto dalla sete di potere e da un tossico bisogno di possesso che lo hanno reso violento e spietato.
Tj, l'Alieno, invece aveva già il mio rispetto per la sua incrollabile lealtà, ora ha anche il mio amore. Un cuore enorme, sotto quell’apparente freddezza e mancanza d’empatia. Il mio cuore si è sciolto in ogni scena in cui si preoccupava per Felix.
Kalas, che ve lo dico a fare? È quel personaggio che con le sue uscite fuori luogo fa scassare dalle risate. Non si può fare a meno di lui. Non si può dimenticare. Piccola menzione per il suo romanticismo alquanto singolare. Mi fa volare.
Ho amato vedere come Felix, il suo modo di essere e i suoi ideali abbiano influenzato e smosso un cambiamento nei personaggi del Distretto Rosso. Nessuno è rimasto immune al suo passaggio. E, un mattone alla volta, è riuscito a rompere tutti i muri e, poi, a farli crollare del tutto, portando a casa quella vittoria che sembrava impossibile: rendere migliore un mondo corrotto fino alle radici.
Atto III è stato il mio preferito per diversi motivi. Prima di tutto perché quel cambiamento che in Atto I era solo una flebilissima scintilla di speranza, che poi si è accesa ed è cresciuta in Atto II - anche se per un attimo ho temuto che potesse spegnersi - è esplosa ed ha raggiunto la sua massima espressione in Atto III. In secondo luogo, penso che sia un finale super degno per una trilogia di questa portata. Inoltre, c'è stato un colpo di scena per me devastante, ho scoperto verità che non avrei mai voluto conoscere e che hanno cambiato la mia percezione e i miei sentimenti nei confronti di alcuni di quelli che erano stati tra i miei personaggi preferiti. Ella ci ha mostrato come la sete di potere e di possesso siano in grado di cambiare le persone, di generare una violenza spietata e di come questo, alla fine, possa ritorcersi contro chi ha deciso di seguire quella strada, lasciandosi corrompere. Ma ci ha dimostrato anche che, persino nel mondo più crudele e marcio, lottare per qualcosa di più bello e giusto può generare i suoi frutti sani. Ho amato l'evoluzione di Griff, il modo in cui, anche se a fatica e lentamente, è riuscito ad aprire il suo cuore - perché sì, signori, può sembrare surreale, ma anche lui ne ha uno - e la sua mente, a capire che c'è anche altro, oltre tutto ciò a cui è sempre stato abituato e che cedere ai sentimenti, fare la cosa giusta per qualcuno - non solo per se stesso - e amare non sono necessariamente debolezze. Altri personaggi che meritano di essere ricordati, oltre a quelli già menzionati, sono il Glitch, il Tank, l'Husky e i Gemelli. Nel bene o nel male, anche loro mi hanno colpita.
Ho apprezzato il modo in cui Ella ha costruito questo mondo, il percorso che tutti i personaggi hanno affrontato e, soprattutto, il modo in cui alla fine Felix è riuscito davvero a far crollare tutti quei muri che aveva iniziato a scalfire nei volumi precedenti, proprio come Ella ha fatto crollare le mie certezze.
Ho sentito tutto, forte e chiaro. Le emozioni, i personaggi e la loro evoluzione, il legame tra Griff e Felix, i messaggi che l'autrice voleva trasmettere, la forza di quest'opera che graffia, riduce a brandelli e poi… ricostruisce.
E, se durante la lettura non ero pronta a molte delle cose che sono successe, quando ho girato l'ultima pagina, dopo l'ennesimo terremoto di emozioni, non ero pronta a lasciarli andare e mi sono sentita piena e vuota allo stesso tempo. Piena, perché RTH mi ha dato tanto. È una storia che mi ha fatto provare mille emozioni diverse, spesso anche contraddittorie, che ha ribaltato le mie certezze, messo in dubbio la mia morale e che mi ha fatto riflettere molto. Perché sì, si tratta di un dark fantasy distopico ma, sebbene il contesto sia diverso, ciò di cui Ella parla è davvero così lontano da quello che accade ogni giorno nel nostro mondo? Non così tanto, a mio parere. E poi ci sono quei personaggi a cui mi sono affezionata e quelli che non dimenticherò facilmente, anche se li ho odiati.
Vuota, perché ho realizzato che fosse arrivato il momento di mettere un punto, che non ci sarebbero stati più libri in arrivo.
Ci sono tante altre cose di cui avrei voluto parlare, ma mi fermo qui, perché sarebbero spoiler enormi. Spero di aver catturato la vostra attenzione.
Se i vostri cuori sono pronti ad affrontare tutto questo, vi aspetto al varco, pronta a raccogliere i milioni di pezzettini in cui Ella ridurrà i vostri cuori, ma vi avviso: non si torna più indietro!
Felix, tu sei la rivoluzione. Sii fiero di te, del modo in cui hai superato tutto il male che la vita ti ha riservato e della tua grande conquista. Ti sei piegato, anche spezzato, ma sei riuscito a rialzarti comunque. Anche quando hanno fatto il possibile per distruggerti, tu non hai mai smesso di lottare, di credere nei tuoi ideali. Non perdere mai il tuo coraggio e la tua luce. E, ora che lo hai imparato, non dimenticare mai che essere egoisti - senza fare del male - non è necessariamente sbagliato. Va bene prendersi cura degli altri, ma non se questo vuol dire fare del male a se stessi.
Meriti la felicità, più di chiunque altro. Prenditela. Goditela.
Testo e immagini a cura di Gio
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Commenti
Ho tenuto la tua recensione per la fine di questa lunga giornata, custodendola come una coccola personale. È meraviglioso vedere quanto tu abbia scelto di immergerti in RtH, vivendolo e facendolo tuo con questa intensità 💟 Leggere la mia storia attraverso le tue parole è stato come riviverne l'intero percorso. Vorrei dirti che provo un pizzico di pentimento per tutta la sofferenza che ho inflitto, ma non sarei onesta. RtH nasce per riflettere la realtà: è nel dolore che scopriamo chi siamo e impariamo a spostare i nostri limiti sempre un po' più in là. Grazie per aver amato i miei ragazzi e per averne parlato con il cuore in mano. Un abbraccio da una (felicissima) signora oscura