È una droga. È sentire di appartenere finalmente a qualcuno. È ritrovare un pezzo di sé smarrito per anni. Elsa è dannazione, ma anche l'unica cazzo di cosa che abbia un senso.
Dopo aver seguito la storia di Levi King – cugino di Aiden – e Astrid in Cruel King, in questa trilogia Rina Kent ci fa immergere nelle vicende turbolente – anche se definirle così è un eufemismo – che segnano la relazione tra Aiden King e Elsa Steel.
Tutto parte da una promessa intrisa di oscurità e violenza:
Io ti distruggerò.
E la prima cosa che si pensa è che questo personaggio sia completamente folle, soprattutto perché apparentemente non ci sono motivazioni che giustifichino questa sua mossa.
Eppure il motivo c’è.
E piano piano tutti i nodi vengono al pettine.
Tutto ciò che all’inizio ci sembra senza senso, con il progredire della storia ne acquisisce uno molto preciso.
Non sto qui a dirvi cosa succede, voglio evitarvi il più possibile ogni tipo di spoiler. Sappiate solo che dovrete essere pronti ad addentrarvi nella mente deviata di Aiden, che non è affatto un personaggio facile da capire o apprezzare. Sa come farsi odiare, tanto dalla protagonista, quanto da noi. Eppure, alla fine, tutti cadiamo ai suoi piedi.
Esattamente come Elsa.
I bastardi psicopatici hanno un certo fascino, non trovate?
E poi, vogliamo parlare del valore che acquisiscono i piccoli gesti – già di per sé importanti – se fatti da una persona da cui certe cose non ce le aspetteremmo minimamente?
Per non parlare dei colpi di scena e del modo in cui l’autrice ha sapientemente messo un punto e virgola ai primi due libri – parlo di punto e virgola perché, appunto, si tratta di una trilogia, quindi il vero punto è solo alla fine del terzo – lasciando i lettori con un bisogno impellente di iniziare subito il successivo, per sapere cosa sarebbe successo.
La sua scrittura è scorrevole, intrigante, e cattura completamente. Una volta che ne vieni travolto, non riesci più a salvarti.
E può essere una dannazione o una salvezza, esattamente come Elsa per Aiden e viceversa.
Azzardo solo a dire che ho trovato un po' cringe alcune frasi nelle scene spicy. Nonostante questo – che forse dipende anche in parte dalla traduzione, perché quando leggo in inglese raramente ho questo “problema” – posso dire che questa trilogia e la scrittura di Rina Kent in generale sono assolutamente promosse. Non vedo l'ora di proseguire con gli altri libri.
Deviant King è scritto interamente dal punto di vista di Elsa. La maggior parte delle volte non avere entrambi i punti di vista è uno svantaggio, per me personalmente. Amo calarmi nella mente, nel cuore e nell’anima di entrambi i personaggi, per capirli e amarli – o odiarli – meglio e, quando ce n’è solo uno, sento quasi sempre che mi manca qualcosa. In questo caso non è successo. Ho amato e divorato in un giorno il primo libro della trilogia, nonostante l’assenza del POV di Aiden e la difficoltà nel capire, proprio per questo, cosa lo spingesse ad agire in una certa maniera.
In Steel Princess abbiamo finalmente la possibilità di scavare più a fondo nella mente contorta di Aiden, aggiungendo pezzi a un puzzle che man mano si avvicina ad essere completato. Iniziamo a scoprire un po’ di quel passato che prima ignoravamo e che Elsa stessa aveva rimosso. La loro storia prosegue insana, ma travolgente.
Elsa cerca di imporsi, di farsi valere, ma puntualmente cede. Un po’ perché, in fondo, ama Aiden e non riesce a resistergli. Un po’ perché, anche volendo, Aiden non glielo permetterebbe. Lui, infatti, prende ciò che vuole senza chiedere il permesso.
È tutto fuorché una persona equilibrata, è un re crudele e spietato e ha quegli atteggiamenti che, nella vita reale, ti farebbero scappare a gambe levate. Eppure, non si può resistere al suo fascino oscuro. Anche se molto spesso sale la voglia di picchiarlo brutalmente e di dare una sberla pure a Elsa, nella speranza che si svegli e la smetta di piegarsi a lui.
Eppure…
Aiden è folle, violento, spesso anche crudele, ma non si nasconde mai, non finge di essere qualcosa di diverso e, soprattutto, è incredibilmente leale nei confronti di Elsa. Leggere questa storia è come camminare su una fune sospesa in aria, sapendo che è fin troppo facile perdere l’equilibrio e cadere.
Si oscilla costantemente tra quella vocina nella testa che suggerisce che la sua ossessione, la sua possessività esagerata e le sue reazioni a qualsiasi cosa riguardi Elsa siano malsane e da condannare e quella parte di noi che invece, oltre ad essere affascinata dall’oscurità, riesce anche a creare una connessione empatica con Aiden.
A questo punto, è lecito chiedersi: come si può empatizzare con un personaggio così? Eppure, amici miei, vi dico che è possibile. Chiaramente non si potrà mai dire che lui sia un santo, come non si possono giustificare il 90% delle cose che fa, ma quando i pezzi del puzzle iniziano ad incastrarsi e andare al loro posto… beh, fidatevi che diventa possibile empatizzare con un personaggio che rappresenta tutto ciò da cui dovremmo scappare.
Come ultima tappa, si arriva a Twisted Kingdom. In questo volume si approfondisce ulteriormente il passato di Elsa, ma anche quello di Aiden e, soprattutto, il motivo per il quale sentono questo violento senso di appartenenza l’uno nei confronti dell’altra e quanto le loro vite siano indissolubilmente intrecciate.
Ricordare farà molto male a Elsa, ma è anche l’unico modo per capire e poter finalmente lasciare andare quel passato doloroso, a favore di un futuro più sereno.
E nemmeno per Aiden sarà facile riportare a galla i suoi traumi, mentre combatte anche una battaglia contro suo padre, per onorare i sentimenti che prova per la sua principessa di ghiaccio – anche se fa di tutto per non ammettere questa verità nemmeno a se stesso, mentre però dimostra una lealtà incrollabile nei confronti di quella che è sempre stata l'unica regina sulla sua scacchiera.
Aiden non è un personaggio facile da amare, fa innervosire, indignare e incazzare con il suo comportamento manipolatorio e violento. Ci sono momenti in cui viene spontaneo desiderare di scuotere Elsa e dirle di riprendersi e scappare via da lui. Ci sono tante scene forti, che provocano turbamento e anche angoscia, che fanno male, in mille modi diversi.
Eppure… quando il quadro è completo, per quanto non si possano dimenticare né giustificare le sue azioni, riusciamo a capirlo, almeno un po’. A sentire il suo dolore e a soffrire con lui. E a desiderare amore e felicità anche per lui. Soprattutto per lui.
E, ripeto, anche se i suoi modi sono più che discutibili e decisamente da condannare, ho amato vedere la sua lealtà, il suo essere disposto a tutto pur di proteggere Elsa e il loro legame potente e indissolubile.
"Da grande, ti comprerò un secchio pieno di Maltesers."
"Perché?"
"Perché il mio papà dice che bisogna comprare dei regali alla persona che si vuole sposare."
"Sposare?" sussurro.
"Sì." Sorride. "Da grande ti sposerò."
Testo e immagini a cura di Gio
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