"Guarirò, e sono sicuro che lo farai anche tu. Io non aggiusterò te, e tu non aggiusterai me. Ci abbracceremo come facevamo in passato."
Leggere questo libro non è stato per niente semplice, perché è dolore allo stato puro, nella sua forma più cruda e spietata. E restare indifferenti, non lasciarsi toccare, è praticamente impossibile.
La vita di Kimberly Reed è un ciclo continuo di sofferenza, generata principalmente dalla persona che l’ha messa al mondo – e che avrebbe dovuto amarla incondizionatamente – e da quello che un tempo era stato il suo migliore amico, il suo giubbotto di salvataggio in un mare in tempesta.
Entrare nella testa di Kim è devastante. Essere spettatori dei suoi pensieri intrusivi, di quel malessere che si è annidato nel suo cuore e nella sua anima, impedendole persino di respirare, è semplicemente straziante. Ho perso il conto delle volte in cui avrei voluto stringerla forte e darle un po’ di amore. Il modo in cui cercava di aggrapparsi con forza al fratellino pur di non lasciar vincere ancora i suoi mostri e giungere al punto di non ritorno, mi ha spaccato il cuore. E lui, un cuoricino che è stato pura luce nell’oscurità che la avvolgeva e nella nebbia che cercava di trascinarla a fondo.
Anche Elsa è una presenza positiva ed essenziale per lei, un’amica sincera, che ci tiene davvero, però è all’oscuro di tante cose e quindi non può fare molto per aiutarla. Perché Kim è dilaniata da un dolore che non si può spiegare a parole, così forte da farle desiderare solo di sparire, ma lo nasconde sotto sorrisi e un caratterino tutto pepe.
Poi c'è Ronan, che è la boccata d’aria fresca di cui Kim aveva bisogno. Non vedo l’ora di conoscerlo meglio e scoprire cosa nasconde. Ma so per certo che l’ho amato ogni volta che ha strappato un sorriso a Kim, quando lei stava sprofondando. Sembra un tipo svampito e superficiale, che pensa solo all’erba e a scopare, ma credo che in realtà non lo sia. Anzi, è più attento e forse anche profondo di quanto voglia lasciar credere.
Xander è crudele, feroce, leggere il disprezzo nei suoi occhi e nelle sue parole non è facile per Kim. Nonostante tutto, però, è l’unico che riesca a vederla davvero. Quando dice che nessuno la conosce come la conosce lui, non sono solo parole al vento o una falsa convinzione. Lui dimostra di conoscerla sul serio e di non aver dimenticato neanche la cosa apparentemente più banale che la riguardi. Il problema è che lui usa tutto ciò che sa come un’arma contro di lei, gettando sale su un’enorme ferita che non riesce mai a rimarginarsi e che brucia da morire.
Xander però non è solo il bastardo che mostra a tutti. Il suo è un meccanismo di difesa, anche se sbagliato e crudele, perché è convinto di non poterla avere. E allora cerca di allontanarla, ferendo lei e uccidendo lentamente se stesso. Cerca di anestetizzare il suo dolore con alcol, erba e combattimenti clandestini. E, anche se ogni volta che apre bocca o la fulmina con lo sguardo la distrugge, non smette mai di vegliare su di lei. Anche se sceglie sempre i modi più sbagliati. Fino a quando poi qualcosa non cambia. Xander viene brutalmente messo davanti ad una realtà di cui già sapeva qualcosa, ma che ha il potere di metterlo in ginocchio, nel momento in cui si trova a guardare con i suoi occhi lo spettacolo più atroce a cui abbia mai assistito.
Quando però tutta la verità viene fuori, non c’è più niente che riesca a separarli. E vederli lottare entrambi per schiacciare i loro demoni e guarire mi ha resa orgogliosa, come se si trattasse di amici reali.
Black Knight non è solo la storia di un ragazzo che gioca a fare lo stronzo. Può sembrare che tragga piacere dal dolore di Kim, ma non è così. Si tratta di qualcosa di molto più profondo.
È la storia di due bambini che hanno dovuto pagare le conseguenze delle scelte e degli sbagli dei genitori, dei loro comportamenti atroci.
È la storia di una ragazza che vive un inferno, che soffre al punto da desiderare che i suoi occhi possano chiudersi per sempre. Ma è anche la storia di una ragazza che dopo aver toccato il fondo del baratro, riesce a chiedere aiuto e a riprendere in mano la sua vita.
È la storia di un ragazzo che distrugge e si autodistrugge, segnato da quella che crede essere una verità dalla quale non può scappare.
È una storia che parla di depressione, bullismo, pensieri autodistruttivi, autolesionismo, disturbi alimentari, dipendenze, un dolore che non lascia spazio ad altro e che fa pensare che lasciarsi andare per sempre sia l’unica soluzione.
Parla di amicizia, dell’amore della famiglia e anche della sua assenza e di come entrambe le situazioni possano influenzare la vita intera di una persona. Parla di legami che vanno oltre il sangue, di come non basti mettere al mondo qualcuno per essere padre o madre, di come certe verità possano distruggere, ma anche ricostruire. Di legami che vanno semplicemente oltre ogni cosa.
E, soprattutto, parla di rinascita, di due ragazzi che facevano di tutto per autodistruggersi, ma che hanno trovato il coraggio per accettare di aver bisogno di aiuto e che, alla fine, sono riusciti a guarire, affrontando un percorso di terapia per poi ritrovare il loro posto nel mondo l’uno tra le braccia dell’altra. E no, non si sono “aggiustati” a vicenda. Perché per quanto sia importante, l’amore non basta per salvare da certi demoni. C’è bisogno di cure, di terapia, di un aiuto serio, reale. Ma sono stati pronti ad accettare il bene e il male, il brutto e il bello. A perdonarsi. Ad accettare i lati peggiori, impegnandosi però a tirare fuori il meglio l’uno dall’altra.
Rina Kent si riconferma una certezza e un’ossessione. Sebbene ci siano aspetti che probabilmente avrebbero meritato un ulteriore approfondimento - trattandosi di temi molto delicati e disturbanti - ho amato questa storia che mi ha colpita molto più di quanto mi aspettassi, lasciandomi ad annegare in un mare di emozioni devastanti, nel bene e nel male.
La sua scrittura è molto coinvolgente, intrigante e di una scorrevolezza allucinante. I plot twist funzionano sempre bene, i personaggi sono ben caratterizzati e non è per niente difficile empatizzare con loro, nemmeno con i più psicopatici! Perché sotto la crudeltà e la follia, si nascondono sempre traumi e un dolore profondo e no, questo non giustifica determinate cose, ma permette comunque di creare una connessione. Poi, onestamente, amo come Rina Kent ci fa sprofondare nella mente di questi personaggi, permettendoci di confrontarci con i pensieri e gli atteggiamenti più contorti e deviati, facendoci oscillare pericolosamente sul sottile confine che separa ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.
Xander e Kimberly mi hanno lasciato più di qualcosa dentro. Avrei solo voluto proteggerli dal male che gli hanno inflitto e da quello che poi si son fatti a vicenda, pensando di non poter avere o meritare altro. Mi hanno ucciso e riportato in vita ripetutamente. E sono arrivati in profondità, con quel legame puro e indissolubile che è stato poi avvelenato, ma che è stato abbastanza forte da resistere a tutto e tornare a brillare.
Non credo che li dimenticherò. In fondo, le letture più difficili da affrontare sono sempre quelle che restano più facilmente impresse nella mente e nel cuore.
Testo e immagini a cura di Gio
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