Come anima mai!

Pubblicato il 31 marzo 2026 alle ore 20:00

«Come corpo ognuno è singolo, come anima mai.»

Ci sono libri che si leggono, e poi ci sono libri che ti attraversano. Come anima mai di Rossana Soldano appartiene senza alcun dubbio alla seconda categoria: è una storia che non si limita a intrattenere, ma scava, resta, si insinua nei pensieri e nelle emozioni fino a diventare quasi parte di chi la legge.

 

Ambientato a partire dal 1936, in un’Inghilterra ancora rigidamente ancorata a norme sociali oppressive e profondamente ostili verso tutto ciò che esce dagli “standard”, il romanzo racconta l’amore tra Will e Lewis. Un amore che non è soltanto intenso: è travolgente, consumante, quasi totalizzante. È uno di quei sentimenti che non ti lasciano spazio per respirare, che ti inebriano e allo stesso tempo ti spezzano.

 

Ed è proprio questa la forza più grande del libro: la sua capacità di rendere l’amore qualcosa di vivo, viscerale, quasi tangibile. Durante la lettura ci si ritrova completamente assorbiti dalla storia, incapaci di pensare ad altro. Le pagine scorrono veloci, ma non per leggerezza: scorrono perché si è completamente immersi in un’altra dimensione, perché si ha bisogno di sapere cosa succederà dopo, perché Will e Lewis diventano inevitabilmente parte del proprio mondo interiore, diventano gli amici che vorresti chiamare per un consiglio, i fratelli su cui contare quando hai un problema e non sai come risolverlo.

 

La narrazione è profondamente emotiva, ma anche estremamente cruda. Non c’è idealizzazione edulcorata: la realtà storica pesa su ogni scelta, su ogni gesto, su ogni silenzio. Le leggi contro gli omosessuali, il giudizio sociale, la paura costante: tutto è reso con una lucidità che, a tratti, risulta quasi dolorosa. Ed è proprio questa autenticità a rendere il romanzo così struggente. Perché non si tratta solo di una storia d’amore, ma di una lotta continua contro limiti imposti, contro un mondo che non lascia spazio all’essere se stessi.

 

Eppure, in mezzo a tutto questo, emerge una straordinaria consapevolezza dei personaggi. Will e Lewis sanno chi sono, sanno cosa provano, sanno cosa vorrebbero essere. Il loro amore non è mai messo in discussione da loro stessi, ma dal mondo che li circonda. E questo crea un contrasto potentissimo: da una parte la chiarezza dei sentimenti, dall’altra l’impossibilità di viverli liberamente.

C’è poi un elemento simbolico che attraversa tutta la storia e che merita uno spazio a sé: il riferimento costante a Wonderland, il mondo di Alice nel Paese delle Meraviglie. Non è un semplice richiamo letterario, ma una vera e propria chiave di lettura del romanzo. All’inizio, Wonderland rappresenta per Lewis un luogo: un altrove quasi mitico, uno spazio immaginario dove le regole del mondo reale smettono di esistere, dove finalmente si può essere liberi, senza paura, senza giudizio.

 

È un’illusione necessaria, quasi una forma di sopravvivenza. Pensare che esista un posto del genere significa credere che, da qualche parte, la felicità sia possibile.

 

Ma la crescita dei personaggi porta con sé anche una trasformazione di questo significato. Con il passare del tempo, Lewis comprende qualcosa di molto più profondo e, allo stesso tempo, molto più doloroso: Wonderland non è un luogo. Non esiste una destinazione in cui poter fuggire per essere finalmente liberi. Wonderland in realtà è ed è sempre stata una persona.

 

E quella persona è Will.

 

È in questo passaggio che il romanzo raggiunge uno dei suoi punti emotivi più alti. Perché se da un lato questa consapevolezza rende l’amore ancora più intenso e assoluto, dall’altro lo rende anche più fragile, più esposto, più vulnerabile. Se la tua libertà, il tuo rifugio, il tuo “altrove” esistono in un’altra persona, allora tutto diventa più rischioso. Più reale. Più doloroso.

 

E qui Come anima mai smette definitivamente di essere solo una storia d’amore e diventa qualcosa di più universale: una riflessione su cosa significhi davvero sentirsi liberi, su quanto spesso cerchiamo luoghi impossibili quando, in realtà, ciò che desideriamo è qualcuno.

La costruzione dei personaggi è uno degli aspetti più riusciti del romanzo. Lewis, inizialmente legato a una visione del mondo filtrata dal suo contesto aristocratico, cresce, cambia, impara. Non è una trasformazione improvvisa o forzata, ma un’evoluzione graduale, credibile, che lo porta a mettere in discussione ciò che ha sempre dato per scontato. Will, invece, è più diretto nella sua essenza, ma al tempo stesso avvolto da una complessità che si svela lentamente. La sua storia personale rimane, fino quasi alla fine, parzialmente in ombra, contribuendo a renderlo ancora più enigmatico e affascinante.

 

Ciò che colpisce è l’equilibrio tra i due: nessuno dei due sovrasta l’altro, ma si completano, si scontrano, si feriscono e si cercano in un continuo gioco emotivo che coinvolge profondamente anche il lettore. Ci si ritrova a provare tutto insieme a loro: felicità, rabbia, frustrazione. Si gioisce con loro e, allo stesso tempo, ci si arrabbia per le loro scelte, per le occasioni mancate, per ciò che avrebbero potuto essere in un mondo diverso.

 

La scrittura di Rossana Soldano è fluida, cinematografica, incredibilmente immersiva. Ogni scena sembra prendere vita davanti agli occhi, ogni dialogo ha un peso, ogni silenzio dice qualcosa. È una penna che accompagna senza mai appesantire, che guida il lettore senza mai trattenerlo. Nonostante la lunghezza del romanzo, infatti, il tempo sembra scomparire: ci si perde tra le pagine senza accorgersene.

 

Ma forse l’aspetto più importante di Come anima mai è ciò che lascia dopo. Non è un libro che si chiude davvero. Rimane addosso, nei pensieri, nei dettagli quotidiani che improvvisamente richiamano una scena, una frase, uno sguardo tra i protagonisti. È uno di quei romanzi che continuano a vivere anche quando l’ultima pagina è stata letta.

 

E soprattutto, è un libro che fa riflettere. Sulla storia, sulle difficoltà affrontate da chi non rientrava negli schemi, ma anche sul presente. Perché, nonostante il tempo trascorso, non tutto è davvero cambiato. Esistono ancora giudizi, limiti, resistenze verso ciò che è diverso, verso ciò che non si conforma.

 

Come anima mai è, in questo senso, un pugno allo stomaco e allo stesso tempo una carezza. Ti distrugge, ma lo fa con una delicatezza disarmante. Ti costringe a guardare, a sentire, a capire.

 

E quando finisci di leggerlo, sai una cosa con certezza: non sei più esattamente la stessa persona di prima.

Testo e immagini a cura di Sara

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