«La clessidra di vetro in cui ero intrappolato si frantuma in tanti piccoli pezzi, lasciandomi finalmente libero di amarla senza più il timore di ferirla.»
Si può davvero ricostruire qualcosa di vivo quando tutto, dentro e fuori, è stato ridotto in pezzi?
Emotional Scars, di Denise Spagnolo, è un viaggio dentro due esistenze segnate, deformate, costrette a crescere troppo in fretta in un mondo che non ha mai concesso loro tregua. È una narrazione che si prende il tempo di scavare, di soffermarsi sulle crepe, di osservare da vicino ciò che spesso, per comodità, si preferisce ignorare.
Dopo essermi già immersa nel mondo narrativo di Denise attraverso altre sue opere — tre, per essere precisa, con cui ho avuto modo di collaborare — Emotional Scars è stato il romanzo che più di tutti mi ha spiazzata.
E non in modo leggero.
Tutto parte da due frasi che non lasciano spazio a interpretazioni:
Nives Meyers non vive, sopravvive.
Nolan Clark non ama, distrugge.
E la prima reazione è quasi automatica: pensare di trovarsi davanti ai soliti archetipi. La ragazza spezzata, il ragazzo sbagliato. La vittima e il carnefice. Dinamiche già viste, già lette, già consumate. E invece no, perché se c’è una cosa che questo romanzo fa — e la fa bene — è prendere ogni aspettativa e ribaltarla con una precisione quasi crudele.
Non scendo nei dettagli della trama per evitare spoiler, ma sappiate che nulla è inserito a caso. Ogni reazione, ogni scelta, ogni silenzio ha un peso specifico che si chiarisce solo andando avanti.
All’inizio si percepisce il caos, la confusione, persino una certa frustrazione nei confronti di Nolan, che sembra fare di tutto per risultare insopportabile, e in parte ci riesce, sa come farsi odiare, come respingere, come distruggere — non solo chi gli sta intorno, ma anche sé stesso.
Eppure il motivo c’è, e quando emerge tutto cambia prospettiva. Perché Nolan non è il classico “stronzo” costruito per creare tensione narrativa. È un personaggio che si difende nel modo peggiore possibile perché non ha mai imparato a farlo in modo diverso. Cresciuto in un ambiente tossico, segnato da una figura paterna che definire disturbante è riduttivo, ha sviluppato un’idea distorta dei legami. Per lui affezionarsi significa esporsi, ed esporsi significa perdere.
E perdere non è contemplato.
È un ragazzo cresciuto nel veleno, abituato a difendersi attaccando, a nascondere ciò che prova dietro atteggiamenti che lo rendono quasi intoccabile, la sua crudeltà è una corazza, il suo distacco una strategia di sopravvivenza, e sotto tutto questo, si intravede qualcosa di molto più pericoloso: la capacità di provare sentimenti veri, profondi, che lui stesso teme più di qualsiasi altra cosa.
Nives, dall’altra parte, è probabilmente una delle protagoniste che più rischiano di essere fraintese, almeno all’inizio. Il suo passato è pesante, ingombrante, difficile da leggere senza provare disagio. Ma ridurla a “ragazza fragile” sarebbe un errore enorme. Nives è tutto fuorché debole, la sua forza non è evidente, non è plateale, ma è costante, sta nel modo in cui continua a respirare anche quando il passato torna a stringerle la gola, sta nel suo rifiuto della compassione, nella sua volontà di non essere definita da ciò che ha subito. Denise gioca proprio su questo pregiudizio per distruggerlo pezzo dopo pezzo: Nives non è debole, non è nemmeno “fragile” nel senso più comune del termine.
La violenza che ha subito non viene mai trattata con superficialità o usata come semplice espediente narrativo. È presente, costante, radicata in ogni sua reazione, in ogni suo silenzio, in ogni attacco di panico che la riporta indietro, contro la sua volontà. Il trauma non è qualcosa che “si supera”: è qualcosa con cui si convive, e il romanzo lo mostra senza scorciatoie.
I personaggi secondari, costruiti con una cura che raramente passa inosservata, non sono figure completamente bianche o completamente nere. Denise costruisce un contorno narrativo tutt’altro che prevedibile, perché alcuni personaggi che inizialmente sembrano innocui si rivelano per quello che sono davvero, mettendo in discussione la fiducia dei protagonisti e del lettore stesso. Altri, invece, che appaiono distaccati o addirittura ostili, finiscono per mostrare una profondità inaspettata. Non esistono ruoli fissi, non esistono etichette definitive, ed è proprio questa ambiguità a rendere tutto più realistico.
Poi ci sono i veri mostri, e no, non hanno nulla di metaforico.
Il padre di Nives è una presenza disturbante, nauseante nella sua crudeltà. Non viene mai edulcorato, non viene mai “giustificato” da dinamiche narrative comode. È ciò che è: un uomo che ha distrutto l’infanzia di sua figlia.
Ancora più inquietante è la figura della madre, spettatrice silenziosa, complice per omissione, disposta a chiudere gli occhi per il proprio tornaconto.
Dall’altra parte, il padre di Nolan — figura pubblica, rispettabile in apparenza — incarna una forma di male diversa, ma altrettanto devastante. È il potere che si nasconde dietro una facciata impeccabile, è la manipolazione, il controllo, la capacità di annientare senza lasciare segni evidenti, è il tipo di antagonista che non ha bisogno di alzare la voce per incutere timore.
Il rapporto tra Nives e Nolan è uno degli aspetti più riusciti del romanzo proprio perché sfugge alle etichette. Non è un semplice rapporto d’ “amore-odio”, non è un gioco di attrazione e repulsione costruito per creare tensione narrativa. È amore, punto. Un amore che viene contaminato, distorto, ostacolato da tutto ciò che li circonda: passato, traumi, persone. Non si combattono tra loro, come spesso accade in storie simili — combattono contro ciò che cerca di dividerli, anche quando quel “qualcosa” prende la forma delle loro stesse paure. E poi c’è la scrittura, avendo collaborato con Denise Spagnolo su altri suoi romanzi posso dire con assoluta certezza che Emotional Scars rappresenta un punto di svolta. Ho già avuto modo di entrare nel suo modo di raccontare, di lavorare a stretto contatto con le sue storie, ma qui ho trovato qualcosa di completamente diverso, più autentico, più diretto, più coraggioso.
In questo romanzo, l'autrice non cerca di rendere il dolore più accettabile, lo lascia intatto, brutale, prendendolo esattamente per quello che è, e questa scelta si riflette in ogni pagina, nella costruzione dei dialoghi, nelle descrizioni, nei silenzi. Non c’è mai la sensazione di qualcosa di costruito a tavolino per colpire: tutto appare necessario, inevitabile. È una scrittura che non fa sconti ma che, anzi, mette deliberatamente a disagio. Ed è proprio questo che rende Emotional Scars così potente: non c’è la volontà di compiacere il lettore, ma quella di raccontare più di una semplice storia d’amore.
Non è una lettura facile, mette a disagio, fa arrabbiare, ci fa soffermare a riflettere sul fatto che, i mostri peggiori, alle volte sono proprio in casa nostra, sono proprio coloro che dovrebbero proteggerci, ed è una storia che, proprio attraverso questa brutale riflessione, riesce ad essere incredibilmente vera.
E forse è proprio da lì che nasce la domanda più difficile: quanto si è disposti a rischiare per sentirsi vivi, anche solo un po’, quando tutto dentro spinge nella direzione opposta?
I Tropes di Emotional Scars:
✨ Morally Grey
✨ Touch her and you die
✨ Emotional Scars
✨ Angst
✨ Traumatic Past
A chi è consigliato?
È consigliato a chi ama i romance intensi e profondamente emotivi, una lettura adatta a chi cerca personaggi complessi, imperfetti, lontani dai cliché, e ama scoprire lentamente tutto ciò che si nasconde dietro le loro maschere. È per chi apprezza storie dal forte impatto psicologico.
Non è una lettura leggera: le tematiche affrontate sono dure e delicate, quindi è indicato a lettori che cercano una storia cruda, intensa e senza filtri.
Perché leggerlo?
Emotional Scars non racconta semplicemente una storia d’amore, ma mostra cosa significa cercare luce quando si è cresciuti nell’oscurità. È un romanzo che mette in scena due anime ferite che cercano di sopravvivere alle proprie cicatrici. È quello giusto per chi vuole una lettura che lasci qualcosa addosso anche dopo l’ultima pagina.
Testo ed immagini a cura di Alya
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